29.2 - Come è strutturato un trust per soggetti deboli?

Lo schema tipico del trust per soggetti deboli è il seguente: il disponente, di solito il genitore, istituisce un trust in favore del proprio figlio "soggetto debole" fissando egli stesso il programma che dovrà essere scrupolosamente osservato dal trustee, e vincolando, nell'interesse del figlio bisognoso, determinati beni nel trust, che costituiscono il fondo in trust. L'effetto segregativo proprio del trust fa sì che il fondo in trust sia vincolato a realizzare il programma del trust, e costituisca un patrimonio separato e autonomo rispetto a quello personale del trustee. In pratica, i genitori trasferiscono beni mobili o immobili al trustee, il quale ne acquista la proprietà e ne dispone, gestendola e amministrandola, esclusivamente per il mantenimento, le cure ed il sostegno del soggetto debole, beneficiario del trust. I beni trasferiti al trustee, infatti, non entrano a far parte del suo patrimonio personale e sono "segregati" al raggiungimento dello scopo del trust. Per realizzare lo scopo del trust, preferibilmente il trustee gestirà i beni utilizzando il reddito, ma potrà anche disporre del fondo, e quindi, avrà il potere di alienare beni, qualora ciò sia necessario, e di attribuire i beni, alla morte del soggetto, ai beneficiari finali indicati dai genitori (ad esempio, altri figli dei disponenti, l'associazione che si è sempre presa cura del figlio disabile, e così via).

E' possibile che il disponente non voglia spogliarsi subito di tutti i suoi beni, e quindi ad esempio opti per conferire nel fondo la nuda proprietà di un immobile mantenendo per sé l'usufrutto. Oppure è possibile prevedere che il termine iniziale del trust coincida con la morte del disponente: così facendo, finchè il disponente è in vita, egli potrà detenere e gestire direttamente i beni e il trust diverrà pienamente operativo solo al momento della sua morte, quando la piena proprietà si consoliderà in capo al trustee. Il trust termina di solito con la morte del beneficiario del trust, ma può non essere così: ad esempio, se è previsto un recupero psico-fisico del beneficiario, il termine finale del trust potrà coincidere con la comprovata riabilitazione del soggetto debole.

Spesso accade che il genitore disponente istituisca un trust auto dichiarato.

Tale possibilità è prevista dall'art. 2 u.c. dalla Convenzione dell'Aja sul Trust, in base al quale: "il fatto che il costituente conservi alcune prerogative o che il trustee stesso possieda alcuni diritti in qualità di beneficiario non è necessariamente incompatibile con l'esistenza di un trust".

Con il trust autodichiarato, il disponente nomina se stesso trustee di determinati beni (ad esempio, un appartamento) che, pur restando di proprietà del disponente-trustee, sono vincolati al perseguimento della finalità del trust (ad esempio garantire un alloggio al figlio disabile): tali beni restano esclusi dalla successione mortis causa del disponente-trustee-genitore e non possono essere aggrediti dai suoi creditori.


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